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feb 04
2012

ENZO FASANO MAESTRO DELLA TARSIA

Postato da Luciano Provenzano in Blog

Luciano Provenzano

di PAOLO VINCENTI  in  “Il Pese Nuovo” 25 gennaio 2012

 La pubblicazione di un catalogo della collezione d’arte moderna appartenente alla Camera di Commercio di Lecce, di cui mi omaggia Enzo Fasano, maestro parabitano della tarsia lignea, in occasione di una mia recente visita a casa sua, mi suggerisce l’occasione di ricordare, da queste pagine,  la bellezza e l’originalità della sua arte, che ha ricevuto  attestazioni unanimi di consenso dalla più titolata critica,  salentina e nazionale.  Nelle grandi sale della sede leccese dell’ente camerale, infatti, in Viale Gallipoli 39, sono presenti ben quattro opere di Enzo Fasano: “Omaggio a Parabita”( intarsio ligneo di cm 67,5 x 77,5),   “Japigia” ( cm 110 x 75), “Messapia” ( cm 110 x 75) e soprattutto “Salento” (cm 300 x 550). Di quest’ultima macrotarsia, che campeggia sul grande scalone dell’ex  ingresso della Camera di Commercio, scrive Donato Valli ( nella rivista “Terra D’Otranto” n.4, dicembre 1996 ) che  essa rappresenta “ una sintesi organica, programmata, dell’itinerario artistico di Enzo Fasano”.  Nel mezzo di un argilloso paesaggio salentino, si alza un arco con incisi i misteriosi dipinti della Grotta dei Cervi di Porto Badisco, a destra del quadro una stele dauna, simile ad un salentino menhir, un ceppo con alcune indecifrabili incisioni e contadini che, intenti nel lavoro quotidiano, portano un cesto pieno di frutta, l’uva appena raccolta, e un fascio di grano; nel mezzo, una  trozzella messapica,  un orciolo di terracotta ( lu ‘mbile) e, sullo sfondo, proprio al centro dell’arco-simbolo, si intravedono, di spalle ad un bellissimo tramonto, delle esili figure eteree che, come fantasime tornate da un remoto passato, ballano una danza della vita e della morte, una danza ancestrale, nel mezzo di un campo di terrarossa. Nell’uva e nel grano portati dagli umili zappaterra stanno i simboli stessi della nostra civiltà contadina del passato,  emblematici della nostra economia rurale ma anche della nostra millenaria spiritualità, allegoria del pane e del vino dell’eucarestia cristiana. Sulla destra del pannello, sullo sfondo degli alberi di ulivo, una casetta- furneddhu, tipico esempio dell’architettura povera meridionale, dei fichi d’india  e, in primo piano, delle contadine con dei panieri per la raccolta delle olive. Una di esse significativamente tiene sotto braccio un ombrello per ripararsi in caso pioggia; poi cesti di vimini adagiati per terra e un cielo meraviglioso e intenso, tanto Fasano ha saputo rendere, con la policromia delle sue tessere lignee, le sue variegate sfumature. Insomma, in questo mosaico, nella rappresentazione iconografica che Fasano ha fatto del nostro passato remoto e prossimo, riposa  veramente l’epopea di un popolo, un universo di segni e simboli etnografici e culturali racchiuso in un quadro.  Vale la pena  fermarsi un momento ad ammirarlo,se ci capita di recarci per motivi di lavoro alla Camera di Commercio di Lecce, nel passare frettolosamente da un ufficio all’altro. Questa grande tarsia ci fa entrare nel mondo pittorico di Enzo Fasano, artista un po’ schivo e appartato. Il suo è un mondo popolato dagli elementi più caratteristici del nostro paesaggio salentino, quali vecchie case scalcinate o le antiche curti e il dedalo delle strade e stradine dei centri storici dei nostri paesi, misti a simboli ancestrali come le iscrizioni messapiche o i pittogrammi di Porto Badisco,  ad esseri esili e proteiformi  che intrecciano danze tribali, a manufatti litici come specchie, dolmen e menhir, che si uniscono a zappe, rastrelli, scarponi, cesti di vimini e altri attrezzi del lavoro quotidiano dei contadini. Un mondo  popolato da cavamonti e  cave di tufo, da campagne infinite e assolate dove gli ‘ppoppiti  salentini e le loro donne ricurve sui campi raccolgono le patate o le olive, insieme a steli daune e misteriose scritture dentro il ventre di grotte millenarie;  e ancora gli spaventapasseri, che si animano e attraversano  le  strade, simili a maschere tragiche  o a Lari che sembrano aspettare il nostro passaggio sul limitare dei poderi o ai crocicchi delle strade, per metterci in guardia dal disastroso corso di progresso che ha intrapreso l’umanità e che, se non fermato o corretto in tempo, porterà questa società del consumismo alla distruzione finale. Enzo Fasano da sempre si dedica ad un’arte antichissima, quella della tarsia, che, fiorente dal Trecento al Seicento, ha poi subito uno scadimento ed un oblio, fino agli inizi del Novecento. Enzo Fasano, classe 1944, ha sicuramente innovato  l’arte stessa dell’intarsio, come il suo repertorio dimostra, giungendo a creare della tarsie di dimensioni eccezionali (si pensi alla grande “Crocifissione” , di metri 3 x 2, che campeggia nell’atrio del suo palazzo- laboratorio nel centro storico di Parabita).  Ecco, in questo laboratorio creativo, come l’officina del Dio dei fabbri Efesto  di mitologica memoria (Parabita è terra di maestri ferrai), mi piace immaginarlo mentre tira fuori demiurgicamente dal legno le sue creazioni, come gli alchimisti del passato facevano  i loro esperimenti per  trasmutare i metalli in oro.  Ma Fasano non cerca la combinazione alchemica per creare la pietra filosofale, ma dei legni pregiati per realizzare delle tessere musive, sulle quali dipingere i soggetti della sua trama pittorica. Certo, ci vuole una pazienza certosina per applicarsi ad una tecnica come quella dell’intarsio.  Proviamo a pensare a questo artista che rimane piegato sulle sue tavole per ore ed ore, per giorni e giorni, mentre  fuori dalla sua bottega il mondo corre veloce, troppo veloce, e usa e getta pezzi di scambio di questa multimediale e tecnologicamente avanzata società. Chi di noi oggi  lo farebbe? Chi saprebbe resistere alle tentazioni del “tutto e subito”, alle sollecitazioni  del real time, per immergersi  in una vita quasi cenobitica, lontano dalle voghe e dallo stress?  L’arte di Fasano, infatti,  rifugge da tutti gli “ismi”, così come dall’ultimo “ismo” di moda. “Un artista moderno dal cuore antico” lo ha definito Carlo Munari. Molte  le rassegne collettive nazionali ed internazionali, a cui ha partecipato nel corso della sua carriera e le mostre personali tenute, sempre all’insegna di quella “archeologia lirica del maestro Fasano”, come la ha definita Donato Valli. Quando penso che l’attività di Enzo Fasano rientra nell’ambito dell’artigianato artistico salentino (un vanto  della nostra terra in Italia e all’estero), mi viene in mente quella bellissima frase di San Francesco D’Assisi che dice "Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani, la sua testa ed il suo cuore è un artista." Fasano è tutte e tre queste cose insieme. Oggi  è considerato uno dei più importanti maestri viventi della tarsia al mondo. Fasano racconta una storia antichissima. Lontano da ogni idillismo, il paesaggio assolato e a volte spettrale del Sud si fa reale, anche troppo reale, sfiorando il tema della denuncia sociale in certe visioni di rinuncia e povertà dei nostri paesi e campagne, come in quell’orciolo, così abbandonato a se stesso, o negli scarponi sfondati, in quelle porte scardinate, in quelle finestre, in quelle  crepe nei muri.  Così anche, in quella civiltà georgica dipinta da Fasano,f ra i suoi contadini che vangano la terra ed hanno nei loro volti rassegnati, nei loro gesti dimessi, un che di fatalistico, Fasano si fa aedo di un mondo in estinzione, compartecipe cantore. E quelli dei contadini sono gli stessi tratti somatici che si ritrovano nel suo Cristo, che rimane la più rappresentativa delle sue realizzazioni, che viene crocefisso nelle campagne salentine, forse parabitane, con degli altri contadini intorno che sembrano usciti da un film del cinema neorealista degli anni Cinquanta.  Sebbene la sua presenza a mostre ed eventi artistici si sia un po’ diradata negli ultimi tempi, la sua attività pittorica invece continua di buona lena ed io spero che possano essere presentate quanto prima al grande pubblico dei suoi ammiratori e degli amanti dell’arte, queste sue nuove incisioni che io ho avuto la fortuna di  ammirare nel suo laboratorio atelier, in via De Jatta 20 a Parabita, in un bel palazzo dalle linee pulite ed essenziali, sulla cui parete di ingresso  non compare nessuna pregiata targa ad indicare lo studio del maestro, ma solo un anonimo citofono con la scritta “Enzo Fasano”.                                                                                                         

 

feb 03
2012

Mobilità in deroga 2012

Postato da Acli Parabita in Associazioni

Acli Parabita

 Testo dell'accordo e modulo per la presentazione della domanda sono al seguente link: http://www.acliparabita.it/2011/12/26/mobilita-in-deroga-puglia-2012-domanda/

Per ulteriori informazioni, invitiamo a visitare il nostro sito www.acliparabita.it dove è possibile condividere le proprie esperienze nella community!

 

dic 13
2011

17° Giornata del Benefattore

Postato da Centro di Solidarietà in Untagged 

Centro di Solidarietà

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dic 09
2011

I BAMBINI RIPIANTANO

Postato da FRANCESCO ROMANO in Blog

FRANCESCO ROMANO
dic 07
2011

Si torna a parlare di Pale Eoliche.

Postato da Uniti per Servire in Politica

Uniti per Servire

 

 

Si ritorna a parlare di pale eoliche sul territorio comunale di Parabita, proprio quando invece, si era convinti di aver archiviato l’argomento dopo che con determinazione dirigenziale della Regione Puglia –Assessorato all’Ecologia, del 3 agosto 2011, n.166 il dirigente competente ha espresso parere sfavorevole alla compatibilità ambientale per il progetto di impianto eolico, presentato dalla Nextwind Srl.

 

 Il Consiglio Comunale di Parabita, aveva già espresso parere sfavorevole all’intervento in data 20.04.2010, poiché lo stesso ricadeva in area sottoposta a vincolo PUTT/p , evidenziando la presenza di B&B e case vacanza e di un importante parco archeologico, che mette in risalto innumerevoli insediamenti preistorici, e l’esistenza, nelle immediate vicinanze, di 2 degli 11 aerogeneratori proposti, oltre che di una maxi vasca di accumulo di proprietà dell’Acquedotto Pugliese, circostanze, situazione per la quale aumentano i fattori di rischio in un’area già pesantemente assoggettata ad interventi antropici.

 

Dello stesso parere è stato anche il Comune di Neviano , così come il Comitato Valutazione Impatto Ambientale,  che in data 11.03.2011, ha espresso parere sfavorevole in esito alla procedura.

 

A seguito del ricorso presentato dalla Nextwind  Srl, che ha impugnato la determinazione dirigenziale regionale, l’Amministrazione Comunale di Parabita

ha ritenuto necessario “ intervenire e resistere” nel  procedimento, a difesa degli

interessi dell’Ente, nominando un legale di fiducia, al quale è stato dato mandato di costituirsi in giudizio e di presentare opposizione al ricorso in argomento, nonché di patrocinare e difenderne le ragioni nell’azione intrapresa innanzi al T.A.R. Puglia dalla sopra nominata Nextwind Srl.

 

“Siamo favorevoli all’energia pulita, ma questa non può arrivare a noi dopo aver deturpato il nostro territorio”,  questo è il messaggio che l’Amministrazione Comunale intende lanciare, perché questo avverrebbe se l’intervento andasse avanti.

Stiamo già pagando a caro prezzo quanto avvenuto con gli impianti fotovoltaici, che hanno sottratto al paesaggio rurale  ed all’agricoltura gran parte dei nostri migliori terreni e non vorremmo dover fare in futuro le stesse valutazioni guardando la nostra collina.

 

 

 

 

dic 03
2011

Essere Chiesa Oggi - 2

Postato da Luciano Provenzano in Blog

Luciano Provenzano

Una corrispondenza in merito al mio post di domenica scorsa; qui la mia in risposta ad un commento pervenutomi via e-mail che includo più giù alla presente.

....……, grazie della Tua corrispondenza; penso che la proposta che ho formulato con la mia lettera aperta dovrebbe essere valutata e presa in considerazione da parte di chi ha responsabilità a livello ecclesiale. La mia o la tua può essere soltanto buona intenzione, ma non può costituirsi come scelta operativa su una modalità altra di "Essere Chiesa Oggi". Penso che al fondo ci sia molta paura a provare strade diverse da quelle che si è soliti percorrere; rasserena di più il culto con pie pratiche tradizionali piuttosto che scegliere di confrontarsi direttamente col testo della Parola che interroga e scuote e impegna nella scelta. Sarebbe una rivoluzione chiedere cosa in Te, in me, in altri disponibili a fare gruppo di preghiera biblico suggerisce la Parola di Dio. Questo significherebbe liberare la Parola dal vincolo di quell'imbuto per il quale fino a pochi anni fa si riteneva che "fuori dalla Chiesa non c'è salvezza", idea che solo il Concilio Vaticano II ha permesso con tanta fatica di poter superare. Ma il retaggio di quel pensiero permane ancora; e allora nella paura che qualcosa cambi (ma potrebbe cambiare in meglio) si rimane attestati sul risaputo, il solito modo, la solita predica (eccetto qualcuno, e non lo dico per banale elogio, ma per tener conto che degli sforzi importanti pure ci sono ad aprire spiragli di rinnovamento). Il mio contributo alla liturgia della prima messa della domenica lo percepisco e vivo proprio in tal senso: partire dalla lettura dei testi, far sgorgare da essi una riflessione che diventi preghiera dei fedeli, quindi poi anche aprire spazi alla partecipazione, al canto assembleare. Il rito abitudinario da un lato rassicura ma la contempo può creare ristagno nelle coscienze, e questo prelude al  dominio su di esse o il restarne succubi. È questa una ragione per la quale a mio avviso non è procrastinabile l’aprire concretamente nuove modalità di partecipazione nella vita della Chiesa, pena il restare come la corteccia rinsecchita di un albero che fiorirà altrove.

Cordialmente

Luciano Provenzano

----- Original Message -----

From:  

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Sent: Sunday, November 27, 2011 7:58 PM

Subject:

 

ho letto con molta attenzione la lettera aperta inviata a Don Angelo e a tutta la comunità della parrocchia di San Giovanni Battista condivido il tuo pensiero e penso che potremmo cominciare a fare qualcosa in più oltre ad animare la liturgia domenicale, potremmo riunirci una volta alla settimana per leggere insieme le letture, ed il vangelo della domenica, fare una riflessione di gruppo e capire in che modo la nostra comunità può mettere in pratica il vangelo con dei piccoli impegni pratici personali di testimonianza e nella riunione successiva cominciare l'incontro con il racconto delle proprie esperienze settimanali, questo potrebbe essere l'inizio di un cammino di fede comunitario. Se  siamo tutti d'accordo potremmo cominciare subito dopo le feste Natalizie. 
                                                     ..........………….

dic 02
2011

4 Dicembre 2011: banchetto di Forza Nuova contro il Signoraggio e il Governo dei Banchieri

Postato da Forza Nuova in Untagged 

Forza Nuova

Immediatamente dopo la conferenza che si terrà all'Hotel "Rendez-Vous" di Montesano domani alle ore 18:00 dal titolo "Affinchè i popoli sappiano: strappare il velo che occulta la verità" e il cui obiettivo sarà quello di sviscerare le cause che hanno portato all'attuale condizione economica, Domenica 4 Dicembre 2011 si terrà a Parabita, presso la Piazzetta degli Uffici, un banchetto politico contro il Signoraggio monetario e il Governo dei banchieri. A organizzare entrambe le manifestazioni è il movimento politico Forza Nuova.

 

Stefano Barone, il responsabile cittadino del movimento politico, nonchè segretario provinciale, tiene a precisare che non si tratterà di un semplice banchetto di contestazione politica.

 

"Oltre ad esprimere il nostro dissenso verso questo Governo che è pura espressione di quel potere responsabile dell'attuale disastro socio-economico, ribadiremo le nostre soluzioni: rifiuto del debito pubblico , istituzione di una moneta di popolo nell'interesse nazionale per contrastare il signoraggio bancario e per riappropriarci della nostra Sovranità monetaria, credito a famiglie ed imprese per dare forza e ricchezza a tutta l'Italia".

 

"Questa è" - conclude Barone - "la nostra Rivoluzione!"

 

Parabita, 2 Dicembre 2011

Ufficio Stampa

Forza Nuova Lecce

 

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nov 30
2011

Le grafiche di Giuseppe Leo in esposizione a Parabita

Postato da Centro di Solidarietà in Untagged 

Centro di Solidarietà

grafichegiuseppeleo

COMUNICATO_STAMPA_Csv

nov 29
2011

Novità per i non vedenti e ipovedenti

Postato da Uniti per Servire in Politica

Uniti per Servire
"Avvio e sperimentazione del servizio di supporto alla mobilità per persone non vedenti e ipovedenti tramite telefonia mobile" è il progetto che il Centro Nazionale Tiflotecnico dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, sede nazionale, realizzerà in Puglia con il supporto del Consiglio Regionale UICI e “Il Village” di Torino.
Il progetto, finalizzato all'autonomia di persone con diffic...oltà visiva, consiste nella sperimentazione di un servizio di geolocalizzazione che consente all'utente:
- di identificare la propria posizione e se necessario, trasmetterla a terzi;
- di navigazione vocale per individuare il percorso pedonale per raggiugere la destinazione desiderata;
- di ricevere assistenza alla mobilità, tramite la mediazione di un call center, verso la destinazione dada;
- di usufruire di teleassistenza attivabile mediante richiesta di aiuto a un call center;
- di raggiungere i luoghi di interesse desiderati.

Per maggiori informazioni rivolgersi al numero 080/5424341 o inviare una e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Visualizza altro
nov 27
2011

Essere Chiesa Oggi

Postato da Luciano Provenzano in Blog

Luciano Provenzano
LETTERA APERTA A DON ANGELO CORVO

Carissimo don Angelo,

                una lettera aperta  per Te ed idealmente alla Comunità Parrocchiale.

L’avevo pensata un mese fa, a seguito dell’incontro delle famiglie alle Cenate.

Parte da una mia personale percezione di una certa distanza fra vita parrocchiale e vita culturale e sociale. È encomiabile il Tuo sforzo di dare spessore culturale e sociale a talune iniziative, fra le quali le più importanti, recentemente, il restauro dell’Umiltà e la scelta di utilizzare i beni confiscati alla mafia. Dietro queste pur importanti iniziative ci vedo come un vuoto. Le Tue sono le scelte di un prete illuminato, per grazia di Dio: meno male che ci sono e guai se non ci fossero. Ma complessivamente il Popolo di Dio dov’è, che fa, in cosa si riconosce come tale?

La percezione è che il riconoscersi come tale sia ancora molto e quasi tutto in una serie di variegate pratiche liturgico-religiose: messe sparse fra una chiesa e l’altra (ogni congrega vuole la ‘propria’), processioni, tridui, novene, ore adorative ecc.. Piace anche a me immergermi in talune di esse: domenica scorsa ho seguito la processione che accompagnava il dipinto del monolito della Coltura dalla matrice al santuario: che emozione l’uscita dalla chiesa: l’applauso, la banda, e poi altrettanto all’arrivo; alcuni commossi quasi piangevano! Ma basta questa fede emozionale a sentirsi Chiesa, oggi? Quelle pratiche, pur importanti come messaggio di tradizione, non penso che siano oggi sufficienti a costituire una connessione, ovvero un legame reale per un popolo a potersi dire Chiesa. Ravvedo quelle come un cibo per l’infanzia, le pappine che nutrono un bambino ma che mai potrebbero essere adeguate a nutrire un adulto. È del tutto carente – o assente – la lettura e la riflessione comunitaria della parola di Dio, la Bibbia. L’animazione liturgica della messa della domenica che si limita a qualche canto e alle letture, dovrebbe invece partire anzitutto da una lettura e commento comunitario delle letture stesse, o almeno da omelie essenziali e non catatoniche come la maggior parte sono (le tue si salvano, grazie a Dio, e non ho mai pensato che siano brevi, ma essenziali, sì, che è diverso). Un popolo anemico, pertanto, questo popoli di Dio, che non può avere in tal modo la forza di proporsi sul piano della cultura (che fine ha fatto il progetto culturale della Chiesa Cattolica Italiana di vent’anni fa?), o dell’impegno sociale e politico, (che invece spesso viene auspicato da qualche decennio da parte della Gerarchia ecclesiastica).

Apporto a seguire una riflessione di M. Paternoster con la quale mi trovo in linea (tratta da “Liturgia e spiritualità cristiana”, Bo, 2005)

L’efficacia di una celebrazione liturgica dipende in gran parte dalla profondità con cui i fedeli vi partecipano (…). Purtroppo tutto ciò non sempre si è avverato lungo la storia della Chiesa. Infatti spesso c’è stata una reciproca estraneazione tra la liturgia e la spiritualità. Quando la celebrazione liturgica con i suoi testi, i suoi canti, i suoi riti, in una parola, il suo linguaggio, smarrisce il contatto con la gente, allora essa diventa sempre meno comunicativa e non è più in grado di alimentare la vita spirituale dei fedeli. In questo modo, mentre la liturgia si trasforma in una sequenza rituale a cui i fedeli prendono parte in virtù dell’abitudine o in ossequio alle tradizioni, la vita spirituale dei fedeli finisce necessariamente per alimentarsi ad altre fonti, molto meno genuine di quelle liturgiche, e rischia di identificarsi esclusivamente con altri tipi di celebrazione, che costituiscono piuttosto dei surrogati, indubbiamente molto meno significativi dal punto di vista teologico e misterico anche se molto più espressivi dal punto di vista emotivo e devozionale. (…) (p. 29).  La liturgia e la spiritualità cristiana si sono a lungo ignorate e i loro linguaggi sono diventati spesso reciprocamente insignificanti. Ciò è dipeso in modo particolare dal fatto che la liturgia, a motivo del suo crescente ritualismo, e della sua progressiva clericalizzazione, non è stata capace di proporsi, in certi momenti della storia della Chiesa, come un punto di riferimento essenziale per la spiritualità cristiana. Perciò, quando la liturgia non è più in grado di alimentare la spiritualità cristiana, questa è spinta a ricercare altrove le fonti a cui dissetarsi. (p. 35)

Parabita, 27/nov.'11

Con stima e amicizia

Luciano Provenzano

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